|
Bresciaoggi 19 marzo 2010 di Silvia Ghilardi
L’ALLARME. Lo dicono i dati forniti dall’Istituto nazionale previdenza sociale di Brescia. Sono esclusi dal computo gli emolumenti relativi a invalidità civile. Non solo: il 37 per cento dei pensionati che vive nel Bresciano riceve dall’Inps non più di 500 euro al mese
Il 70 per cento delle pensioni percepite dai bresciani non supera i mille euro al mese. Un dato allarmante, quello emerso dal Rapporto di attività dell’Inps provinciale per il 2009. Rimbomba nelle orecchie la famosa canzone che diceva: «Se potessi avere mille lire al mese».
La versione 2010, invece, suonerebbe così: «Magari potessi avere mille euro al mese». La stragrande maggioranza dei residenti a Brescia e provincia l’anno scorso ha dovuto «fare i conti» con tale reddito mensile. Secondo i dati forniti dall’Istituto nazionale previdenza sociale di Brescia - importi che escludono le pensioni di invalidità civile - addirittura il 37 per cento dei pensionati del nostro territorio riceve dallo Stato una pensione che non supera i 500 euro. Chi riesce ad essere un po’ più fortunato (il 34 per cento) si trova in tasca ogni mese una pensione che va dai 500 ai mille euro. Le percentuali si assottigliano man mano che l’importo percepito cresce. Solo il 18 per cento ha una pensione che oscilla tra i mille euro e i 1.500 euro mentre l’Inps paga una pensione che supera i 1.500 euro solo all’11 per cento della popolazione bresciana in pensione. DA UNA DISCREPANZA economica a una di genere. La scure delle pensioni basse colpisce soprattutto le donne. Il 51,79 per cento raggiunge un importo pensionistico che non supera i mille euro. Solo una fetta molto esigua - circa l’8 per cento - prende più di mille euro mensili. Fotografia completamente diversa quella che ritrae la componente maschile. Quasi il 60 per cento degli uomini nel 2009 ha percepito una pensione che rientra tra i 500 e i 1.500 euro. Sotto la soglia dei 500 euro rimane il 16,49 per cento. Questi i dati del 2009, ma si può supporre che le pensioni per l’anno appena iniziato non varieranno di molto. L’ISTITUTO degli ammortizzatori sociali ha senza dubbio caratterizzato più di altri il 2009. La crisi economica ha dato sfogo a tutta la sua potenza proprio durante l’anno scorso. Indennità di disoccupazione, cassa integrazione guadagni ordinaria, straordinaria e in deroga e indennità di mobilità sono le tre voci con il maggiore aumento rispetto agli anni precedenti. «L’anno scorso è stato molto critico per le note vicende economiche generali e Brescia è stata molto esposta alla crisi, ancor più della media regionale e nazionale», afferma Antonio Maria Di Marco Pizzongolo, direttore provinciale dell’Inps. Ovunque impennate verticali delle domande pervenute nel 2009 rispetto al 2008: un più 54,7 per cento della disoccupazione ordinaria, un più 54,6 per cento dell’indennità di mobilità e un 144,8 per cento per la Cig aut-cong. Aiuta a dare un’idea della gravità della situazione dare una occhiata alle ore totali di cassa integrazione a Brescia nel mese di ottobre 2009. In appena 30 giorni sono state autorizzate 8.070.055 ore contro le 6.655.931 ore dell’intero 2008. Novembre e dicembre 2009, invece, hanno registrato una flessione rispettivamente con 5.347.407 e 4.768.487 ore di cassa integrazione autorizzate. L’ammontare complessivo per il 2009 supera a Brescia i 50 milioni di ore di cassa integrazione. «Purtroppo è stato proprio così e non si può ancora dire che si sia invertita la tendenza - conclude il direttore Antonio Di Marco Pizzongolo -. Brescia non è ancora uscita dalla crisi, per quanto i dati di febbraio 2010 siano in controtendenza rispetto al dato nazionale con una significativa riduzione sia della Cig ordinaria che straordinaria». |