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Giornale di Brescia 18 marzo 2010
Decine e decine di latte di vernice affiorano dal terreno. Timori per il rischio di contaminazione delle sorgenti d’acqua
«Ci passo spesso anch’io da queste parti, ma non me n’ero mai accorto fino all’altro giorno. Del resto a guardar bene si capisce che basta un po’ di verde primaverile per nascondere tutto quanto». Il nostro interlocutore ci chiede di restare anonimo perché «non si sa mai». Parcheggiamo davanti al cimitero di Agnosine e imbocchiamo la stradina sterrata che ci passa sopra. Due, trecento metri di leggera salita ed ecco che sulla destra si stacca un’altro percorso. Lo spazio per passare con l’auto c’è, ma si capisce che da tempo non è utilizzata a quello scopo. Semmai col trattore. Ad un certo punto, in prossimità di uno spiazzo erboso, la pendenza si inverte per poche decine di metri, poi la traccia riprende a salire: «Andando avanti di qui si arriva in Plof» ci dice il giovane indicando oltre il bosco.
Poi mi invita a guardare al di sotto del sentiero, dove si intravedono alcune latte gialle che affiorano dal terreno. Per guardare meglio torniamo indietro di qualche passo ed infiliamo uno spazio privo di rovi. Scendiamo di qualche metro sotto il livello della strada e lo spettacolo che si para dinnanzi è di quelli che ti pare di aver visto solo alla televisione. Di quelle latte gialle, nere e rosse, per lo più corrose dalla ruggine, ce ne sono a centinaia, disseminate fra le radici di carpino. Su alcune si legge ancora la scritta bianca «Smalti Vernici Resine». Ce ne sono di vuote, da altre sgorga il contenuto ormai consolidato di pasta giallognola che al pari della latta corrosa racconta di uno sversamento avvenuto anni fa. Contando la discarica a passi, sono trenta metri almeno di traverso, quindici salendo verso la stradina. I viaggi per disfarsi di tutta questa chimica devono essere stati parecchi. E l’impressione è che quello che affiora sia solo la punta di un iceberg, che sotto ci possa essere dell’altro. Possibile che nessuno si sia mai accorto di questa roba gettata nel bosco? La linea delle sorgenti è poco più giù: quella della Madonna di Calchere dovrebbe essere salva perché pesca un paio di impluvi più verso Casa d’Odolo. Il «dovrebbe» è d’obbligo perché le vene d’acqua non si sa mai dove passano. L’infiltrazione di vernici potrebbe invece aver interessato la «Fontanina dei Cioc», che sgorga lungo la Provinciale che scende da Agnosine verso Brescia. Forse è meglio che chi di dovere dia una controllata. Ubaldo Vallini
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