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«Sempre più difficile vivere con la pensione» PDF Stampa E-mail

Bresciaoggi 18 marzo 2010

I SINDACATI DI CATEGORIA TORNANO A SOTTOLINEARE LE DIFFICOLTA’ CHE ASSILLANO ANCORA TROPPI ITALIANI

I redditi da pensione e il loro continuo impoverimento dovrebbero essere un tema centrale in un Paese che, al suo interno, conta una presenza importante di popolazione anziana.
Ma, purtroppo, non è così, poichè il costante richiamo dei sindacati dei pensionati aderenti a Cgil, Cisl e Uil alla responsabilità di chi ha il compito di governarlo, continua a cadere nel vuoto. Una recente ricerca ha rilevato che circa tre milioni di persone sono sotto la soglia di povertà alimentare: una famiglia di due persone spende per cibi e bevande, in media, meno di 155 euro il mese contro i 525 euro di una famiglia considerata benestante. Una condizione che si sta aggravando e che colpisce lavoratori e pensionati, in particolare le persone sole. Da qualche tempo il Presidente del Consiglio e altri membri del Governo ripetono di stare tranquilli, che «la fase peggiore della crisi è passata e nessuno è stato lasciato solo». L'economia è in ripresa e con l'inflazione in calo, sostiene il Governo, gli unici a non avere problemi, anzi ci stanno guadagnando, sono i percettori di reddito fisso e, tra questi, sicuramente i pensionati. Per l'anno 2009 le pensioni sono state rivalutate del 3,2% e per il 2010 dello 0,7% mentre l'inflazione su base annua viaggia ormai su valori prossimi allo zero. Dunque, concludono Presidente del consiglio e ministri, se i pensionati non consumano è perché volontariamente hanno ridotto le spese e non perché fanno fatica ad arrivare alla fine del mese. Inoltre, con l'introduzione della carta acquisti, il Governo ha pensato anche alle fasce più povere.
Quindi tutto è a posto. Ma non è così. Vediamo perché. Non è vero che i prezzi diminuiscono, è vero invece che continuano ad aumentare sia pure più lentamente. L'inflazione del 2009, poca o tanta che sia, non si sottrae a quella del 2008, si aggiunge. Per acquistare la stessa quantità di beni bisognerà spendere di più. Chi già era in difficoltà nel 2009 lo sarà ancora di più quest’anno. Non è vero che rallentando l'inflazione aumenta il potere d'acquisto delle pensioni. Tutti sanno che gli assegni si rivalutano proprio sulla base dell'inflazione programmata, e con un anno di ritardo. In teoria il loro potere d'acquisto dovrebbe restare invariato, ma anche questo non è vero, come dimostrano anche recenti ricerche.
L'inflazione non colpisce ricchi e poveri allo steso modo. Secondo le rilevazioni dell'Istat, da diversi anni i prezzi dei «beni acquistati con maggiore frequenza», quelli di prima necessità, aumentano più dell'inflazione e questo ha determinato un reale impoverimento di una larga fascia di persone. Per questo ha poco senso parlare dei pensionati come se fosse un universo indistinto. Come per tutti gli altri cittadini, anche tra i pensionati c'è chi sta meglio e chi sta peggio. La differenza la fanno i numeri. Circa 9.000.000 di pensionati percepiscono meno di mille euro lordi il mese: di questi 4.000.000, oltre la metà donne, non raggiungono i 500 euro al mese. A fronte di questa realtà sembra quasi una beffa che, nel 2009, soltanto 350.000 pensionati siano riusciti a entrare in possesso della carta acquisti.
A questi livelli di reddito l'inflazione colpisce più duramente. Ogni aumento dei prezzi si traduce in riduzione di consumi oppure in indebitamento, fenomeno quest'ultimo in forte aumento. Se poi l'inflazione sui beni di prima necessità è più alta della media generale, come accade da qualche anno, si capisce il dramma di milioni di persone e quanto siano irrispettose, oltre che infondate, le considerazioni ottimistiche e le esortazioni del Governo. Nel 2008, secondo l'Istat, la soglia di povertà si è collocata a 599,80 euro, mentre il trattamento assistenziale, per persone prive di altro reddito, al massimo ha raggiunto 568/580 euro. Due dati destinati a non incontrarsi mai. Anche perchè la povertà è misurata in percentuale sulla media dei consumi delle famiglie italiane, un valore che cresce sia per l'aumento dei prezzi sia per la modifica dei consumi, in qualità e quantità, e degli stili di vita. Al contrario, le pensioni sono indicizzate soltanto all'inflazione. Un meccanismo, quest'ultimo, che non solo non aiuta a ridurre l'area di povertà ma che, anno dopo anno, impoverisce i pensionati fino a farli scivolare sotto la soglia di povertà.
Non si tratta di un problema che scopriamo oggi. È davvero urgente porre, con ancora più forza, questi temi operando in tre direzioni. La prima riguarda il meccanismo che rivaluta le pensioni, la seconda riguarda la tassazione sulle pensioni, la terza riguarda la politica dell'assistenza. Nel prossimo appuntamento verranno approfonditi gli argomenti relativi ai tre blocchi di problemi, con i quali sono costretti a fare i conti, purtroppo, ancora troppi pensionati. Quest'anno circa 3.500 lavoratrici del Pubblico impiego dovranno restare 12 mesi in più in servizio per effetto della riforma del ministro Brunetta, che porterà gradualmente l'età pensionabile a 65 anni anche per loro. Secondo l'Inpdap, l'istituto previdenziale di categoria, in base alle vecchie regole avrebbero lasciato il lavoro, per il raggiungimento dei requisiti di vecchiaia, circa sei mila dipendenti. Dopo la stretta del Governo, senza alcuna consultazione di Cgil, Cisl e Uil, saranno solo 2.500.
Le Confederazioni sindacali hanno espresso perplessità riguardo tale decisione, evidenziando che la parità va applicata sempre: accesso al lavoro, opportunità di carriera, salari e retribuzioni, condizioni di lavoro, lavoro di cura, etc., e che non si può iniziare dalle pensioni, ambito nel quale, peraltro, le donne non hanno alcun privilegio, ma solo la libertà di scegliere se collocarsi a riposo o continuare l'attività. È invece necessaria una vera politica di pari opportunità che sollevi le donne dal peso di un doppio lavoro obbligato in tutte le fasi della vita.